Il sognatore di Halloween

halloween il sognatore

Il sognatore di Halloween

C’era una volta un bambino che aveva tanti desideri, più delle dita delle sue mani. Non è che desiderasse cose, sì certo voleva tanti giochi o altre piccole vanità, ma più che altro desiderava fare delle cose, sperimentarle, viverle, più che possederle. Voleva diventare scrittore, cuoco, pilota d’aerei, regista, pasticciere, fotografo, lavorare in teatro e molto altro ancora.

Non è che desiderasse fare tutto, che è desiderare niente, era in realtà affascinato da ciò che potesse contenere la sua portentosa creatività, che potesse incarnare in una forma plastica o eterea o espressiva il suo voler comunicare.

C’era una volta un bambino che aveva tanti desideri, più delle dita delle sue mani. Non è che desiderasse cose, sì certo voleva tanti giochi o altre piccole vanità, ma più che altro desiderava fare delle cose, sperimentarle, viverle, più che possederle. Voleva diventare scrittore, cuoco, pilota d’aerei, regista, pasticciere, fotografo, lavorare in teatro e molto altro ancora. Non è che desiderasse fare tutto, che è desiderare niente, era in realtà affascinato da ciò che potesse contenere la sua portentosa creatività, che potesse incarnare in una forma plastica o eterea o espressiva il suo voler comunicare.

Non sapeva poi perchè desiderasse così tanto comunicare, oltretutto la sua natura era timida, introversa, non si sentiva adatto ad essere posto sotto un riflettore, ad avere l’attenzione di tutti sul proprio corpicino. Eppur non riusciva a trattenere questo suo spasmodico bisogno. Non sapeva il perchè, ma lui aveva tante cose da dire.

E così pensava, pensava, rifletteva, creava. Mondi magnifici e straordinari. Vagava per universi sconosciuti e fatui, incontrava esseri di qualsiasi natura, uomini vissuti in epoche antiche o future, fate, animali parlanti, piante ballerine. Quando inforcava la sua piccola bici si ritrovava sopra un aeroplano bimotore, la grigia strada diventava il cielo blu e le curve assumevano l’ardore di meravigliosi volteggi tra le nuvole.

Un giorno gli dissero che Halloween non era la notte delle streghe e degli esseri malvagi, ma una grande festa di un mondo incantato e ai più sconosciuto, un mondo fatto di esseri impalpabili e sottili, di Santi e di folletti, un giorno in cui festeggiare un passsaggio, l’inizio di un nuovo periodo, che ogni anno giungeva con i primi freddi, le foglie cadenti e colorate, l’addormentarsi della natura.

Gli dissero anche che la notte del 31 ottobre avrebbe dovuto accendere una candela, ed esprimere un desiderio sentendolo con tutto il cuore, come se fosse già accaduto, come fosse certo il suo avveramento. E così il bambino fece, accese una candela, espresse un desiderio e attese sognante appoggiato al davanzale della sua finestra, mentre le gocce di una pioggia turchese scendevano lente sui vetri appannati.

Passarono i giorni e il desiderio non si avverò. Il bambino gettò quel che rimaneva della candela nel bidone della spazzatura, e dichiarò a se stesso che non avrebbe mai più creduto alle sciocchezze che i grandi raccontavano ai più piccoli. Anzi, non avrebbe mai più creduto ai sogni nè si sarebbe lasciato illudere dai suoi voli pindarici. E pianse, pianse tutta la notte, senza piangere lacrime. Pianse tutti i suoi infiniti sogni, uno per uno, nel vapore acqueo di un sospiro.

Molti anni più tardi, quando il bambino diventò un giovane uomo, gli capitò di incontrare di nuovo la signora, ormai anziana, che gli aveva spiegato il magico mondo dei desideri di Halloween. E d’improvviso si ricordò di tutta la sua infanzia, delle corse per il cielo con la sua piccola bici, dei posti segreti che custodiva gelosamente nella campagna intorno alla casa dei suoi genitori, dei giochi che insieme ai suoi piccoli amici avevano animato e stregato gli alberi, le cascine abbandonate, i campi geometricamente coltivati, la nebbia che tutto pervadeva, il sole cuocente dell’estate, il laghetto dove pescavano gli spinosi pesci gatto, le prime corse con le moto tra le eccitanti strade polverose e deserte, senza casco nè pudori.

I palazzi pieni d’oro che magicamente prendevano forma tra la paglia accatastata nei fienili, le rincorse a piedi nudi tra i prati e i moscerini, le urla gioiose, le litigate e i primi amori. E con immutato stupore, si accorse che il sogno non lo aveva mai lasciato, che desiderava le stesse cose di quando era bambino, che l’auto che guidava a volte si alzava in volo e si librava leggera, mirando la terra da lassù. E capì che in realtà il desiderio che aveva espresso si era avverato: era rimasto il bambino sognatore di sempre.

Quando giunse Halloween, accese una candela, e fece un lungo fischio di ringraziamento alla luna.



Facebooktwittergoogle_pluspinterestlinkedinmail