Scienza e spirito l’Angelo Maestro

Scienza e spirito : Il “compito” in classe con l’Angelo Maestro

Il “compito” in classe con l’Angelo Maestro è uno dei più affascinanti capitoli del connubio tra scienza e spirito.

E’ la storia vera di una psicosintesi di gruppo con un councelor celeste. Si svolge ai tempi dell’olocausto, diventa un best seller negli anni ’70 e ritorna nel nostro tempo multimediale per fare luce sui nuovi perché. É i “Dialoghi con l’Angelo” e ci coinvolge tutti.

Un successo editoriale che fa “miracoli” tra scienza e spirito diventa fiction

Mentre ci avviciniamo al “punto del caos” di cui parla Ervin Laszlo tornano a farsi vedere gli Angeli. È un buon segno, perché non ci hanno abbandonato e possono aiutarci a compiere il salto quantico oltre l’abisso. Il loro ritorno, dopo secoli di silenzio, era già avvenuto negli ultimi decenni del ‘900, a preannunciare la fine della guerra fredda e la caduta del muro di Berlino. Molti studiosi di questo fenomeno, infatti, avevano rilevato la coincidenza. Il New Age diventava “New Angel”.

Da sempre gli Angeli sono il minimo comune denominatore tra le religioni monoteiste e politeiste, tra paganesimo e agnosticismo, tra spiritualismo e materialità. Ma oggi lo sono anche tra scienza e fede. Molti scienziati quantici li considerano l’ultraluce tachionica che, secondo la legge di Einstein, può essere contemporaneamente ovunque e al di fuori del tempo.

Una energia luminosa che abbandona, per amore, le sue altissime frequenze e si sintonizza con le nostre per farle evolvere tra scienza e spirito.

Oggi gli Angeli, definitivamente sdoganati, fanno parte della nuova cultura. Ci sono Angeli anche a Montecitorio, afferma Carlo Crocella, ex funzionario della Camera dei Deputati, che ha dedicato un libro a questo tema. E l’Arcangelo Michele è il protettore dell‘ecologia, come sostiene l’onorevole Grazia Francescato dei Verdi che, in un altro libro, lo propone come seria alternativa alle centrali nucleari. Ma è soprattutto nell’ecologia del profondo o nella ricerca del nostro Compito che li sentiamo agire, quando vengono a “dialogare” con noi.

Scienza e spirito i “dialoghi con l’angelo”

Gli Angeli, dunque, sono tra noi.

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Ma cosa conosciamo realmente della loro natura? Hanno un peso? Qual è il loro ruolo? Che compiti specifici possiamo affidargli? A queste domande risponde l’Angelo stesso, in un libro che è il diario iniziatico di quattro ungheresi rifugiati in un villaggio fuori Budapest tra il ‘43 e il ‘44, durante l’occupazione nazista. Gli anni dell’olocausto.
Tre di loro sono ebrei e finiscono in un lager, la quarta si salva perché cristiana. E con lei si salvano anche i “Dialoghi con l’Angelo” che ora riappaiono per le Edizioni Mediterranee, tradotti da Paola Giovetti, e in una suggestiva docu-fiction fortemente voluta e sceneggiata da Giulietta Bandiera, per la regia di Gabriele Fonseca (Honoro Film Production,Milano).

Già di per sé, la storia italiana di questo libro è un’avventura. Perché, mentre in Europa, negli anni ’70, aveva avuto subito una larga risonanza, da noi era uscito fortunosamente per iniziativa di una piccola casa editrice, poi fallita. Le poche copie reperibili arrivavano a chi aveva la tenacia di cercarle. Se lo scambiavano nei circoli iniziatici. E c’era chi ne faceva oggetto di culto. Come Giulietta Bandiera, giornalista e autrice di libri come “Dall’arte della guerra all’arte dell’amore”.
Giulietta, da agnostica, aveva sviluppato questo interesse in seguito ad una vivida visione angelica ricevuta durante un grave incidente automobilistico, dal quale era uscita miracolosamente indenne. Gli scettici, in questi casi, parlano di pura casualità. Ma, quando le coincidenze sono più di una cominciano a diventare una prova. E Giulietta, tra scienza e spirito,  di coincidenze ne aveva trovate troppe per rimanere indifferente. Così, da giornalista, era stata indotta a cercare altre spiegazioni, ad interrogare gli esperti, fino a scoprire i “Dialoghi con l’Angelo”.

Visto che le risposte coincidevano perfettamente con le sue domande esistenziali, era riuscita a quel punto a rintracciare altri testimoni di esperienze angeliche e a confrontarsi con loro. Poi, alla giornalista era subentrata la scrittrice e ne era nata una sceneggiatura. Per questo, oggi i “Dialoghi con l’Angelo”, tra scienza e spirito, sono anche un film-documentario molto toccante che ha fatto da tema conduttore per il Convegno dell’Ispa 2008 dedicato alla ricerca del Compito di vita. Ma sentiamo direttamente da Giulietta Bandiera cosa c’è di tanto speciale in questi Dialoghi.

– Lei dice che questo libro è stato uno dei più grandi incontri della sua vita tra scienza e spierito. Più ancora di quello con l’Angelo che l’ha salvata dall’incidente?

Diciamo che l’evento miracoloso ha fatto nascere in me l’interesse e la curiosità per l’Angelo, inducendomi a cercare conferme che comprovassero la genuinità dell’esperienza che avevo vissuto. Una di queste conferme, forse la più forte, mi è arrivata proprio dalla lettura di questo libro.

– La decisione di farne un film è un “ex voto” o fa parte del Compito che le ha dato il suo Angelo Maestro?

Io non ho avuto un solo Angelo, ma tanti Angeli diversi, che in questi ultimi anni si sono avvicendati come mie guide, crescendo di livello, tanto quanto nel frattempo sono cresciuta io. Con gli Angeli succede un po’ come con gli insegnanti a scuola: viene prima il maestro elementare che ci insegna l’abc, poi il professore delle medie che ci insegna qualcosina in più, poi quello del liceo che ci porta alla maturità e infine il docente universitario, che ci accompagna al raggiungimento di un “dottorato”, ovvero della capacità di diventare a nostra volta insegnanti e guide di qualcun altro.

Noi tutti “studiamo da angeli” finché siamo a questo mondo. Solo che alcuni di noi sono più brillanti ed evolvono più velocemente di altri. Mi spiego? In quanto al film, direi che fa parte senza dubbio del mio compito, che credo sia quello di diffondere, attraverso la mia attività di comunicazione, il messaggio d’amore e di conciliazione che io stessa ho ricevuto attraverso la mia personale ricerca interiore.

– C’è una sinergia voluta tra l’uscita della nuova edizione del libro e il filmato, o solo una “fortunata” coincidenza?

Lo abbiamo concordato a tavolino con Paola Giovetti. La sfida era riuscire a concludere sia il libro che il film entro la fine del 2007, centenario della nascita di Gitta Mallasz, l’ultima testimone dei Dialoghi, scomparsa in Francia all’inizio degli anni Novanta. E ce l’abbiamo fatta!

– Prima di parlare della docu-fiction vorremmo conoscere meglio il messaggio racchiuso nei “Dialoghi con l’Angelo”. Cosa lo accomuna ad altri insegnamenti interiori? O cosa lo distingue?
Tutti i testi sapienziali hanno una matrice comune. La Verità in fondo è Una ed è anche molto semplice. In compenso io non amo affatto i testi di channelling. Ma i Dialoghi sono molto più di questo, perché il messaggio contenutovi ha avuto un riscontro diretto nella vita di chi lo ha ricevuto. Un vero messaggio spirituale infatti si riconosce proprio da questo: esso permea a tal punto chi lo riceve, da cambiare radicalmente e definitivamente la sua vita.

– Lei insegna e pratica anche l’I King. È possibile “interrogare” i Dialoghi come si fa con il Libro dei Mutamenti, aprendolo cioè casualmente? E cosa ne direbbe l’Angelo?
L’Angelo non avrebbe nulla da eccepire su questo sistema. Anche a me capita infatti di aprire a caso i Dialoghi quando sono in cerca di risposte. Ma tutto dipende sempre dalle nostre domande. Se dentro di noi c’è una vera domanda, un vero bisogno che abbiamo riconosciuto, questo sistema non è affatto un modo approssimativo o superficiale di procedere, perché, proprio come accade nell’I King, si basa sul principio junghiano di sincronicità, ovvero sulle coincidenze della nostra vita.
Le quali possono acquisire però un senso ed un significato preciso nella nostra vita, allorché ci interroghiamo sinceramente su noi stessi e sul giusto modo di comportarci. In questo caso la risposta che riceviamo non è accidentale, ma diventa un messaggio vero e proprio di cui possiamo far tesoro.

– Le quattro entità che parlano nei “Dialoghi con L’Angelo”, costituiscono quattro tipologie umane: “colui che aiuta”, “colui che misura”, “colui che costruisce”, “colui che irraggia”. Il lettore può identificarsi con l’una o l’altra e trovarvi le proprie risposte?
Senza dubbio il lettore può accogliere più facilmente il messaggio del “maestro” con il quale gli è più facile entrare in risonanza. Personalmente ad esempio ho particolare simpatia per “colui che misura”, un’entità che in base a come definisce se stessa sembra riconducibile all’Arcangelo Michele, laddove “Colui che irraggia” potrebbe essere l’Arcangelo Gabriele, “Colui che aiuta” Raffaele e “Colui che costruisce” Uriele.

– Ognuno di noi, essendo unico e irripetibile, dovrebbe avere un personale Dialogo con l’Angelo per trovare il proprio Compito?
Assolutamente sì. Il messaggio dell’Angelo è sempre personale e non generalizzabile. Ciascuno lo riceve in prima persona e in modo esclusivo. L’Angelo è prima di tutto il “custode” della nostra individualità, ovvero di quell’unicità che rende ciascuno di noi non “uguale” ma “complementare” a tutti i suoi simili. Come complementare è il nostro compito rispetto a quello degli altri.

– Come si fa a sintonizzarsi con il proprio Angelo-Guida?
Bisogna fare silenzio, vero silenzio dentro di sè, fino a che non si riesce a distinguere, fra tutte le interferenze con le quali la nostra mente cerca di confonderci, l’autentica voce del nostro cuore. Quella è la voce dell’Angelo. Una voce che però possiamo ascoltare solo se abbiamo il coraggio di rivolgerle delle domande. Una voce che non si percepisce con i sensi fisici, bensì con il sesto senso: ovvero l’intuizione. Una voce inconfondibile, riconoscibile dal fatto che ci dà la certezza immediata di una verità che viene dal più profondo del nostro essere.

– Che differenza c’è tra l’Angelo e il Sé?
Il Sé è pura coscienza. L’Angelo è il messaggero della coscienza. La sua voce.

– L’Attenzione, la Gioia, il Dare, l’Elevazione del pensiero sono gli atteggiamenti evolutivi che appaiono maggiormente tra quelli indicati dall’Angelo. Ce ne sono altri?
I quattro pilastri dell’insegnamento di questo libro, indicati dalla stessa Gitta Mallasz, sono i seguenti:

– “La nuova perfezione è l’imperfezione felice”. L’uomo dunque non è necessariamente chiamato a tendere alla perfezione della santità, ma quantomeno ad una genuina accettazione della propria umanità. Solo a partire da tale accettazione potrà infatti superare il proprio limite umano.

– “All’apice delle tue domande troverai risposta”, ovvero il Cielo ci risponde quando noi osiamo interrogarlo con vera intensità.

– “Non c’è Atto senza Fede, non c’è Fede senza Atto”. La nostra fede diviene autentica solo quando viviamo la nostra vita, in concreto, sulla base di cio’ in cui crediamo, praticando di fatto tutto ciò nella nostra esperienza quotidiana.

– “Il tuo Compito definisce il tuo posto. Il tuo posto in LUI”. A partire dal fatto che nell’universo tutto è uno, è importante che individuiamo qual è il ruolo che possiamo svolgere al meglio, in una realtà nella quale abbiamo possibilità di scegliere qualsiasi ruolo.

– Che giudizio hanno dato o stanno dando i teologi, i cattolici o i religiosi in generale sui Dialoghi con l’Angelo?

Non mi pare vi sia alcuna ostilità, anche perché il messaggio contenuto nel libro trascende le differenze religiose e culturali. E’ una verità universale, riconoscibile indifferentemente da tutti.
– Cosa ne pensa uno scienziato e filosofo come Ervin Laszlo che appare nel filmato e che abbiamo visto alla presentazione dei “Dialoghi”?
Ovviamente ne è entusiasta. Lui poi è ungherese d’origine e ha ricordi personali del periodo delle persecuzioni naziste nel suo Paese e del preciso contesto storico in cui i Dialoghi hanno trovato corpo.

– E che risultati ci sono nei Corsi di Meditazione ispirati ai Dialoghi che lei tiene insieme a Dede Riva?
I nostri seminari aiutano le persone ad utilizzare l’Angelo come tramite per arrivare ad una vera conoscenza di se stesse. L’angelo infatti non è mai un fine, ma sempre un mezzo per arrivare alla coscienza di se.

– Chi vede il filmato senza conoscere il libro riceve ugualmente una buona parte del messaggio? O è invogliato a leggerlo?
Il film ha ovviamente un più forte ed immediato impatto emotivo, ma invogliare la gente a leggere il libro e a far suo il messaggio che esso contiene è precisamente l’intento con il quale il film è stato realizzato.

– Avete già dei riscontri sulle potenzialità della diffusione?
Sì, c’è un grande interesse in tutto il mondo e tante richieste. Ora si tratterà di scegliere le più consone al progetto.

– Alla luce di quanto è successo, è ancora “spinta” a trattare per immagini altri testi sapienziali?
Non ci ho mai pensato, ma forse potrebbe essere un’idea…

Nota:
RODOLFO SIGNIFREDI
Diplomato dalla “Yoga Vedanta Forest Academy” di Rishikesh e dall’”Integral Yoga Institut” di Bruxelles diretto dal Maestro Van Lysebeth, è stato discepolo e allievo di Père Jean Déchanet, l’ottantenne benedettino francese che ha trascorso gli ultimi venti anni della sua vita in una baita a 1800 metri nell’Isère e dal quale ha imparato lo “Yoga per i cristiani”.
Da questa fusione di esperienze orientali e cristiane è nato il Centro Ricerche per uno Yoga Occidentale che condivide con la moglie Mimma Signifredi e i numerosi allievi che ne seguono i Corsi in varie Scuole di Milano.
Scrive per la rivista New Age e per il quotidiano Il Giorno, iniziative speciali

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rsignifredi@alice.it



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