Principi di medicina tibetana. I tre umori: la bile

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 Medicina Tibetana, I tre umori: la bile

Il secondo umore, o principio sottile, della medicina tibetana è la bile. Per chi conosce un po’ di ayurveda, esso corrisponde al dosha pitta (anche il vento, in sanscrito vāta o vāyu, trova il suo corrispettivo nel dosha omonimo). La bile rappresenta l’energia, e le qualità che la contraddistinguono sono: calda, oleosa, luminosa, violenta, untuosa, stantia, liquida, fluida. La produzione di bile, e quindi i disturbi a essa collegati, è favorita dall’ira, dall’odio e dall’avversione; nell’ambiente, dai cambiamenti di clima e dal caldo eccessivo. Soggiornare in paesi caldi e asciutti (per esempio i paesi arabi e le pianure dell’India) aumenta la produzione di bile. L’aria aggrava la malattia biliare, che di solito si manifesta durante il periodo autunnale, dopo essere stata in incubazione durante l’estate, e migliora in inverno. Durante la giornata si verificano due picchi di produzione della bile, il primo a mezzogiorno e il secondo a mezzanotte.

La sede principale della bile è al centro del corpo, tra il cuore e l’addome. In caso di squilibrio, essa sale verso l’alto e causa la febbre. Anche la bile può essere suddivisa in cinque tipi:

  • La bile della digestione, tra lo stomaco e l’intestino, cioè tra il cibo non ancora digerito e quello già digerito, che ha la funzione di presiedere all’assimilazione delle sostanze nutritive.
  • La bile che trasforma, nel fegato, che riceve il nutrimento dallo stomaco e lo trasforma in sangue, che a sua volta nutrirà e rigenererà le altre parti del corpo.
  • La bile che realizza, che ha sede nel cuore e garantisce la concentrazione della mente, permettendo di portare a termine le proprie attività. Essa è responsabile dell’orgoglio e dell’intelligenza.
  • La bile delle visione, che risiede negli occhi e costituisce il senso della vista.
  • La bile del colore bile che purifica la carnagione, che si trova nella pelle le conferisce il colore caratteristico.

La persona bile è orgogliosa e intelligente, chiara di mente, ama i cibi dolci e amari. Per quanto riguarda l’aspetto fisico, solitamente è di altezza e peso medi. La sua pelle può presentare un colorito tendente al giallo.

Il termine tibetano tradotto come bile è mKhris-pa e ha un significato molto più ampio di quello che noi assegniamo alla bile intesa come secrezione epatica. E’ anche quella, ma non solo: indica piuttosto l’intero complesso del metabolismo digestivo, strettamente connesso alla temperatura corporea e soprattutto all’energia vitale della persona. In questo senso, ancora una volta, ci imbattiamo in un aspetto che ci allontana da ciò che è meramente corporeo e ci riporta all’inscindibile unità mente-corpo caratteristica della medicina tibetana.

Nel prossimo articolo parleremo del terzo e ultimo umore: la flemma.

Laura Bertoli

Fonti:

“Medicina tibetana del corpo e della mente”, Terry Clifford, ed. Mediterranee, Roma, 1991

“La grande guarigione”, Namkhai Norbu, Ubaldini Editore, Roma, 2002



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