Ultima intervista con Ajad Akaam

Faccia a faccia con Ajad Akaam

ajad akaam

Ajad Akaam significa “libero dai desideri”. Il suo vero nome è Daniele G. Genova e fino a qualche anno fa era un brillante scrittore di noir. E un abile investigatore privato. Con l’arrivo della crisi economica ha perso tutto: lavoro, casa e famiglia. Dopo aver pensato al suicidio, una mattina si è risvegliato. E ha riso per otto ore, cambiando completamente e lasciandosi alle spalle il peggio e perfino il proprio nome. Da allora fa il contadino. Per aiutare gli altri a superare i problemi quotidiani ha iniziato a raccontare le sue massime su come vivere meglio. Presto sono nati su Facebook ben sette gruppi di fans.

 

LA NUOVA VITA

Ora Daniele è conosciuto in Rete come Ajad. Per vivere fa il contadino. Via la cravatta e la giacca, zappa la terra felicemente. «Un giorno mia figlia mi ha detto: mi sembra un miracolo vederti sorridere in quel modo». Sostiene che nel suo libro esista una speranza: «Contiene un messaggio molto semplice: c’è un’alternativa alla disperazione, c’è la possibilità di uscirne. Sai anche tu quanti imprenditori si sono tolti la vita; quanti esseri ogni giorno finiscono sul lastrico, quanti vivono una condizione d’infelicità perenne convinti di essere in una sorta di prigione interiore. A tutte queste creature voglio dire: per quanto sembri un inferno questa vita è un dono meraviglioso e c’è la possibilità di farne esperienza diretta».

Ma, rassicura, queste massime che portano in tanti a considerarlo un “illuminato” o un “maestro” di vita, non cambieranno il suo modo di vivere: «No, non è affatto mia intenzione fondare comuni, né vestirmi di arancione. Non cerco discepoli o seguaci, semplicemente porto un messaggio. I diritti d’autore del mio libro, come da contratto, andranno in beneficenza. Siamo immersi in un amore così grande che è impossibile non condividerlo». Ed è proprio per questo che riceve tantissimi messaggi su Facebook: «Le richieste sono le più disparate, ma dietro ad ognuna di esse si cela un’infelicità di fondo, un grande senso di solitudine. Molti pensano che la gioia di vivere dipenda dalle circostanze esterne. Poi ci sono richieste davvero curiose: qualcuno mi chiesto il nome dell’angelo che “canalizzo”, qualcun altro ha immaginato che sia un alieno e mi ha chiesto da quale costellazione provengo. Ieri si è fatto vivo un appartenente ad una chiesa americana abbastanza nota e mi ha chiesto appoggio, sostanzialmente di diventare una sorta di testimonial.

 

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