la musica, dalla nascita ai giorni nostri

le origini della musica

la musica dalla nascita ai giorni nostri

Con questo articolo vorrei fare una panoramica dalle origini della musica ai giorni nostri, cercando di far fare un viaggio attraverso le civiltà e l’uso della musica.

I suoni della preistoria appartenevano alla natura; e la natura forniva loro anche un carattere preciso che serviva a entrare nell’essenza delle cose e degli animali. Così il fruscìo degli alberi nella foresta, mossi da un dolce venticello, avevano tutt’altro carattere dello sbattere dei rami e dell’ululato del vento nella tempesta; e pure lo sciacquio della risacca sulla spiaggia in una calda giornata di sole, doveva essere più piacevole del fragore del mare in burrasca, per non parlare dello spaventoso rombo del tuono che accompagna il fulmine. Ed è proprio per imitare, per evocare fenomeni naturali inspiegabili, e successivamente per provocarli o per deviarne l’efficacia, che è nata la fabbricazione dei suoni

Ma perché l’uomo si è trovato a un certo punto a sentire il bisogno di imitare la natura? i fenomeni naturali più grandiosi incutevano tanta paura (o gioia) che l’uomo cominciò a pregarli perché si placassero o perché, al contrario, accadessero. E nacquero i primi miti: il mare, la pioggia, il sole, la luna, e le eruzioni vulcaniche; il vento, il volo degli uccelli, gli animali più o meno feroci e quant’altro la fervida (già allora) immaginazione umana pensava di poter stimolare nel bene o nel male.

LA MUSICA NELLE CIVILTA’ MESOPOTAMICHE

mesopotamica

I Sumeri sono la prima civiltà che affronta la musica e la usa con cognizione di causa; la sua pratica era legata al simbolismo della natura e all’attività religiosa che l’animismo portava a interpretare come espressione degli déi; e la considerazione per la musica era talmente alta che i cantori e i musicisti erano considerati tanto importanti da sedere accanto ai re. Gli Assiri, addirittura, ponevano i menestrelli di corte al di sopra dei sapienti e li facevano precedere soltanto da déi e re.

lo studio della materia musicale fu talmente approfondito ed elaborato, come vera e propria disciplina filosofica, che raggiunse livelli articolati e complessi da costituire una scuola e un precedente irraggiungibile per le civiltà successive.

“Il semplice confronto tra la struttura evoluta degli strumenti musicali mesopotamici (…) e quello dei greci, afferma la grande superiorità dei primi”; e la teoria musicale in Mesopotamia può essere stata realmente il punto di partenza dell’attuale sistema musicale europeo. Basti pensare alla considerevole quantità di “mezzi con i quali la musica veniva espressa, sotto forma di liturgie, breviari, salmi e canti (…) un indice completo di questo materiale, potrebbe rivaleggiare per estensione con quello dei libri di devozione romani e anglicani

LA  MUSICA NELLA CIVILTA’ EGIZIA

musica egizia

 

Il rapporto della civiltà egizia con il Continente Nero fu maggiore e proficua di quanto potesse essere la conoscenza dell’Africa per l’Europa del 1800; questo ci fa intuire l’importanza che il Continente Nero ebbe per gli egiziani. Numerose sono le raffigurazioni lasciate dagli antichi egizi; una in particolare simboleggia il dio della musica e della danza Bes, con l’aspetto di un pigmeo, a dimostrazione dell’importante apporto musicale africano sulle antiche civiltà del Mediterraneo. Il ritrovamento poi di documenti precisi che fanno riferimento alla danza è un altra conferma dell’influenza dell’Africa sulla civiltà egizia, prima cultura storica che ha fondato sulla danza una dottrina riferita al suo uso rituale, regale e quotidiano; e dunque della musica.

Della civiltà egizia ci sono rimaste le testimonianze inconfondibili della sua iconografia e della sua magnificenza architettonica, senz’altro le più imponenti del Mediterraneo; anche della sua musica esistono numerosissimi ritrovamenti, affreschi e importanti riferimenti letterari, ma di quei millenni non una nota ci è pervenuta; e possiamo solo completare con l’immaginazione ciò che ci è stato trasmesso dall’archeologia. Numerosi testi parlano di grandissime orchestre e di sterminati cori; alcuni testi parlano di una banda corale di seicento uomini tra cui vi erano 300 arpisti che suonavano tutti insieme su strumenti d’oro.

 

LA MUSICA NELLA CIVILTA’ GRECA

musica greca
Analizzare a fondo la musica nella civiltà ellenica (ed ellenistica) è cosa ardua e dovremmo fare i conti con gli altri settori delle scienze, da cui la musica (intesa come fenomeno cosmologico) discende in linea diretta; persino il termine stesso di “musica” è stato spesso usato, (fin oltre la conquista da parte dell’Impero Romano) come sinonimo di una branca della matematica. E dobbiamo limitarci a indicare ciò che la musica rappresentava per i greci nel periodo antico, fino grosso modo al IV secolo a.C.; questo perché nei periodi successivi lo studio della musica e il suo uso, inteso come noi oggi lo intendiamo, venne abbandonato più o meno gradualmente, riducendo la sua presenza a superficiali manifestazioni quotidiane e usata come “rumore di fondo” nelle occasioni più o meno importanti.

L’approfondimento della musica nella Grecia classica portò gli studiosi a elaborare un sistema di notazione (Sistema Perfetto Maggiore e Sistema Perfetto Minore) basato sull’alfabeto greco (e da altri segni specialmente legati al periodo più antico) la cui altezza (i greci ben conoscevano il fenomeno fisico per cui si stabilisce l’altezza di un suono) veniva stabilita a seconda della posizione che si trovava all’interno dell’alfabeto stesso.

Affiancati al sistema esistevano i cosiddetti tonoi o harmoniae che non erano altro che scale (nel senso che intendiamo dare oggi a una serie di note a intervalli regolari), le quali venivano trasposte (non esattamente come oggi però) sul sistema principale, creando una specie di sistema enarmonico simile al nostro. Sembrerebbe che il sistema fosse abbastanza preciso e avanzato, in realtà esisteva parecchia confusione proprio per la mancanza di termini assoluti, come ad esempio per la costruzione degli strumenti
.i fabbricanti di auloi conservavano qualche strumento-tipo, come punto di riferimento per l’intonazione di altri auloi; ma questo dimostra che i greci avevano un’idea relativa dell’intonazione. Nonostante la confusione, il nostro sistema europeo basato sulla scala diatonica ( formata da intervalli di toni e semitoni all’interno di un’ottava), risale al sistema greco; i greci dettero alle scale i nomi di alcune popolazioni.
esse erano formate da una serie di toni e semitoni in ordine discendente.

Un’altra pò di confie di toni e semitoni in ordine discendente.
Un’altra pò di confusione, in seguito, determinò un errore storico per cui, i primi musicisti teorici cristiani, influenzati dalla cultura greca, adottarono sì le scale greche, ma per un oscuro motivo anziché discendenti le iniziarono ascendenti e le chiamarono modi. Cambiarono anche le note iniziali con Re, Mi, Fa, Sol, per cui nel Medio Evo la scala greca dorica divenne il modo frigio, la scala frigia divenne il modo dorico e così via. Sono i cosiddetti modi autentici, corrispondenti alle scale greche principali.

 

 

 LA MUSICA NELLA CIVILTA’ ROMANA

musica romana

I romani, all’inizio della loro ascesa, culturalmente influenzati dalla civiltà Etrusca fino verso il III secolo a.C., giunsero a considerare la cultura greca ed ellenistica, come la più elevata del mondo conosciuto; ma al contrario dei greci antichi, che intorno alla musica avevano sviluppato una branca della filosofia, i romani non raccolsero la fiaccola della ricerca e ne fecero un uso più superficiale, un uso prettamente pratico. Solo più tardi, i romani cristiani, per sottolineare il senso di misticismo e di solennità nelle riunioni clandestine, tornarono a usarla per elevare la propria fede.
L’epoca imperiale fu comunque ricca di musica. Il suo uso, come contorno o integrazione a parate militari, banchetti, cerimonie, giochi pubblici, lavori teatrali, venne incrementato dai governanti non tanto per amore della scienza musica, bensì per scopi meno culturali: “…nel 284 d.C. Carino organizzò per i romani una serie di giochi nei quali un centinaio di trombe suonavano tutte insieme; vi erano inoltre un centinaio di suonatori di corno e circa duecento suonatori di strumenti a fiato di vario genere. Fu questo l’avvenimento più clamoroso dell’anno”. La smania di novità e di rappresentazioni grandiose era incoraggiata dai governanti che vedevano in essa un mezzo per distrarre l’attenzione delle masse dagli eventi politici.

 

CENNI SUL CANTO LITURGICO EBRAICO E CRISTIANO

Il Mediterraneo, nonostante la decadenza dell’Impero Romano, continuò a essere una via di comunicazione veloce e sicura per le merci e per la diffusione della cultura musicale, che continuava a ricevere forti influenze dall’Oriente. Il quadro, nel giro di poco tempo, si modifica fino a non essere più omogeneo: è l’inizio del Medio Evo e la società di allora era essenzialmente laica anche se imbarbarita e le religioni interferivano ancora marginalmente nella vita di tutti i giorni e nella residua vita politica… …Se cerchiamo di immaginare come doveva essere l’orizzonte sonoro di quei tempi troviamo che in Italia le fazioni cristiane, allora numerosissime in disaccordo sulle scritture, erano in disaccordo anche nell’interpretazione e nella scelta dei canti da accettare per la raccolta dei fedeli e per l’innalzamento spirituale dell’anima. Lo stesso Celso (oppositore del cristianesimo vissuto nel II secolo) aveva osservato con sarcasmo che i cristiani erano separati in tante fazioni, ciascuna delle quali teneva per sé. Verso il 187 Ireneo elencava venti varietà di cristianesimo; nel 384 Epifanio ne contava ottanta.

Nel famoso editto di Milano, risalente al 313, gli imperatori di allora (Costantino e Licinio) sancirono tutta la rivalità liturgica accumulata tra le varie fazioni cristiane, createsi sin dalla nascita della religione stessa, ponendo fine anche a una lunga serie di persecuzioni. In queste nuove condizioni di libertà ogni fazione dette libero impulso alla propria forza di conversione.

Gregorio Magno (papa dal 590 al 604) fu il propugnatore della riforma del canto liturgico nella Chiesa di Roma; quando egli si accinse a raccogliere nell’Antiphonarius Cento antichi e nuovi canti, il problema che si pose fu di creare una musica in grado di essere prettamente cristiana, che differisse abbastanza dalle altre per esserlo, e di recare un carattere più solenne e che incutesse sottomissione, in contrasto con le arie provenienti dalla Siria e dall’Asia Minore meno rigide e più gioiose (inni e giubili); naque così il Canto Gregoriano.

 

 

432hz

Questi cenni storici servono per fare un punto su tutto quello che è stata l’evoluzione della musica sotto l’aspetto culturale. Ma come si vede, la parte spirituale si è persa subito nelle origini, dalla radice dello scopo di fare musica, la riconnessione con la natura.
Solo una piccola parte di persone hanno cercato ri riconnettersi a questa energia. Lo studio occulto dei grandi musicisti è arrivato sino ai giorni nostri con lo studio delle vibrazioni, sino ad arrivare alla riscoperta della vibrazione a 432 HZ ( vibrazione leggermente sotto alla nota LA che è a 440 HZ).
Su questo nuovo approccio alla musica vibrazionale dovremmo aprire un nuovo capitolo perche la “NEW AGE ” sta dissacrando anche questo.
Ad esempio, secondo voi, è la stessa cosa suonare un brano con l’intento vibrazionale a 432, con strumenti accordati su questa vibrazione, con un intento di apertura, connessione e supporto alla consapevolezza, rispetto ad una manipolazione con il computer di un brano suonato dal compositore per far godere semplicemente del suo brano?

Più avanti lo affronteremo.
Per ora…Gustatevi la musica, come mezzo per risvegliare le vostre emozioni, come compagnia di viaggio, come colonna sonora della vostra vita, il resto,molto spesso, sono pippe mentali.
A presto.

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