In pellegrinaggio sulle orme del Kriya Yoga e del Maestro Yogananda

Paramahansa_Yogananda

In pellegrinaggio sulle orme del Kriya Yoga e del Maestro Yogananda

krya yoga

 

Ci sembra, in questo luogo così remoto, di ritrovare un po’ noi stessi, di percepire un passato che non conosciamo ma che ci sembra amico e vicino, capiamo che quella pace che ci avvolge, silenziosamente, ci racconta di noi…

 

Dalle incantate vette dell’Himalaya alla caotica Delhi, dalle città sante di Varanasi e Calcutta alle tropicali e seducenti spiagge del Sud, l’India esercita da sempre il suo fascino, inconfondibile e variopinto.

Profonda spiritualità e nera miseria, sfarzosi centri commerciali e umilissimi venditori di riso agli angoli delle strade sono i rappresentanti di un paese fino a poco tempo fa classificato come appartenente al cosiddetto “terzo mondo”, ma oggi con un grande potenziale economico in rapida espansione.

Non è mai stato facile per l’occidentale che si ponga il problema del confronto tra stili di vita, che comprenda di rappresentare “fisicamente” un benessere sognato e invidiato dalla maggioranza della popolazione, recarsi, in modo completamente sereno, in un paese con tante contraddizioni. Fortunatamente, accanto alla ormai nota possibilità di attuare un turismo responsabile, esiste, a dire il vero, da millenni, un altro modo di viaggiare: quello del pellegrino.

Arriviamo a Calcutta pieni di curiosità. È febbraio e veniamo dal gelo invernale italiano, non appena la porta dell’aereo si apre siamo investiti da un’ondata di caldo, da forti esalazioni di gas di scarico e, poco dopo, all’uscita dall’aeroporto, da un frastuono di clacson, grida, richiami di venditori e facchini che cercano di attirare la nostra attenzione.

Lungo la strada, le persone ci notano immediatamente, ci additano e sorridono, chiamano gli amici a gran voce per mostrare loro quest’altra novità. Noi rispondiamo ai loro saluti agitando la mano e lunghe file di denti bianchissimi e nerissimi occhi, gioiosi e scintillanti ci rispondono dalla polvere e dal caos di auto e camion, risciò e mucche sonnolente.

Il mattino seguente comincia l’avventura. Non siamo turisti qualunque, le nostre mete non sono esclusivamente quelle indicate sulle guide: siamo pellegrini, siamo ricercatori spirituali! Il nostro viaggio è ben tracciato, scandito da Paramhansa Yogananda, uno dei più grandi maestri di Kriya Yoga del secolo scorso, attraverso il suo famoso libro Autobiografia di uno Yogi.

Il giovane Mukunda, così era chiamato da ragazzo, aveva, infatti, percorso l’India alla ricerca del suo guru e di santi e saggi che avrebbero potuto illuminare il suo cammino. Abbiamo deciso di visitare quei luoghi e le persone, ormai sempre più spesso i discendenti, descritti in quel libro.

A Calcutta ci accoglie la famiglia di Yogananda. In piccoli gruppi meditiamo in ogni angolo della casa; sappiamo che quelle mura sono state testimoni non solo della presenza di più di un avatar (incarnazione divina) e di quella di santi e anime spiritualmente evolute che vi si recavano in visita, ma anche di veri e propri miracoli, di apparizioni della Madre Divina e del grande maestro Babaji. In silenzio cerchiamo di metterci in sintonia con le sottili vibrazioni che pervadono quel luogo.

L’esperienza è intensa e ci sentiamo ancora storditi, quando, a piedi, ci avviamo verso l’abitazione di un amico d’infanzia di Yogananda. La piccola casa è ora abitata dai suoi discendenti, la famiglia Mukerjee, che accoglie i pellegrini seguaci di Yogananda ormai da anni. Capiamo subito che è uno dei luoghi più preziosi che visiteremo: il salotto, la camera da letto e la piccola stanza per la meditazione sono un vero e proprio museo vivente di preziosissimi, unici, oggetti appartenuti ad alcuni tra i più grandi maestri di tutta l’India e del mondo.

Chi si trova su un cammino spirituale, sa bene che i luoghi e le cose appartenute ai santi conservano la loro speciale vibrazione; basti pensare al potere spirituale delle mete di pellegrinaggio e alle reliquie tanto diffuse in Italia, nel cattolicesimo e, a dire il vero, nella maggior parte delle religioni.

La tappa successiva sono la tomba di Madre Teresa e il suo orfanotrofio: ancora una volta c’inchiniamo interiormente e fisicamente di fronte alla prova concreta dell’Amore divino sulla Terra. Proseguiamo poi verso la casa di Badhuri Mahashaia, il santo che levitava descritto nell’Autobiografia. Alcuni giorni dopo, il viaggio prosegue, in autobus, verso Serampore, dove visitiamo la casa del guru di Yogananda, Swami Sri Yukteswar e il famoso Rai Ghat, sul Gange, dove Babaji apparve a questo grande maestro.

Ogni sosta è arricchita dal racconto della storia spirituale di questi luoghi, da brevi meditazioni e da immancabili kirtan (canti devozionali). Anche gli Indiani che incontriamo ben presto capiscono che non siamo i “soliti” turisti, si avvicinano in silenzio, ci osservano con discrezione, cantano con noi, con la devozione di cui ogni granello di questa terra è intrisa.

Partiamo per Dakshineswar, la nostra meta sono il famoso Tempio di Kali, in cui Yoganada ebbe la visione della Madre Divina, e i luoghi santi del famosissimo maestro indiano Ramakrishna. Acquistiamo dei fiori e del prasad (cibo sacro) e ci mettiamo in coda per ammirare e rendere omaggio alla bellissima statua di Kali, un aspetto della Madre Divina.Dakshineswar-Kali-Temple

Tra una visita e l’altra non mancano le soste nei bellissimi e coloratissimi mercati indiani. Per poche rupie acquistiamo oggetti, stoffe, statue: piccoli trofei da riportare a casa per non perdere mai la memoria di tanti bei momenti e di tante inaspettate benedizioni. Ci prepariamo a lasciare la zona in treno, inaspettatamente pulito e comodo, per dirigerci verso Sud, a Puri, una delle città indiane da secoli meta di pellegrinaggio. Ci danno il benvenuto il forte rombo dell’Oceano Indiano e lunghe spiagge semideserte.

La nostra meta sono il Karar Ashram, la tomba di Swami Sri Yukteswar e l’ashram di Bhupendranath Sanyal, discepolo del grande maestro indiano Lahiri Mahasaya. Dall’ultimo piano di un alto edificio osserviamo il famoso Jaganath Temple, in cui solo gli induisti sono ammessi: alte torri, grigie colonne d’incenso si levano verso il cielo. Ci sediamo ascoltando, dalla nostra guida indiana, un infinito e affascinante racconto tratto dalla più famosa epopea indiana, il Mahabharata.

Dei, dee, esseri celesti e umani intrecciano storie complicatissime, tutte simboliche, che riflettono la mentalità di questo popolo: nulla, proprio nulla, è come appare e, inaspettatamente, il corso della vita può avere svolte del tutto impreviste…

Il viaggio è solo all’inizio, ci aspettano Varanasi (Benares) e il Gange, gli ashram, di Swami Trailanga, di Shibindu Lahiri, di Ananda Moi Ma e l’incontro con due suoi discepoli diretti; i loro racconti ci commuovono e, allo stesso tempo, ci riempiono di energia e gioia. Nel nuovo centro di Delhi incontriamo Swami Kriyananda, fondatore delle otto Comunità Ananda nel mondo e i discepoli dell’ashram, impegnatissimi nel proseguire la missione di Yogananda.

Proseguiamo poi per Haridwar dove incontriamo Rani Ma, incarnazione vivente della Madre Divina, che, contrariamente alle sue abitudini, si intrattiene con noi per ore, ascoltando i nostri canti, abbracciandoci e benedicendoci… Ultima tappa Rishikesh, punto di partenza per ogni pellegrinaggio in Himalaya: la magica grotta di Vashista Guha e il Gange, gelido e limpido, ci accolgono.

Come fuori dal tempo ci lasciamo abbracciare dal silenzio e dall’aria sottile e pura, ci sembra, in questo luogo così remoto, di ritrovare un po’ noi stessi, di percepire un passato che non conosciamo ma che ci sembra amico e vicino, capiamo che quella pace che ci avvolge, silenziosamente, ci racconta di noi…



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