Energia rinnovabile in Italia: come far crescere l’architettura naturale

Il concetto di  Energia rinnovabile in  Italia  deve essere applicato non solo alle fonti energetiche, ma anche alla scelta dei materiali di costruzione,

contribuendo in questo modo all’attivazione di un circolo virtuoso tra industria edilizia e agricoltura, oltre a limitare le dispersioni energetiche e le emissioni di CO2.

Il termine Energia rinnovabile in Italia come nel resto del mondo viene citato nell’ambito architettonico ed edilizio quasi esclusivamente a proposito della produzione di energia, che dovrebbe essere risolta impiegando fonti naturali come il sole ed il vento in modo da non depauperare le risorse del nostro pianeta, il quale risulta essere sempre più in pericolo.

Lo stesso concetto dovrebbe guidare la scelta dei materiali da costruzione, un’azione molto importante nella economia dei consumi legati all’edilizia in quanto essi possono aiutare a risparmiare energia da un doppio versante: riducendo le dispersioni termiche degli involucri e limitando il suo impiego nell’ambito della produzione dei singoli componenti edilizi. Esiste ormai in commercio un discreto numero di prodotti non soltanto caratterizzati da un basso contenuto di energia “grigia” (impiegata per la produzione e per il trasporto in cantiere), ma anche realizzati esclusivamente con materie prime “rinnovabili” e quindi naturali.

Energia rinnovabile in Italia

Queste ultime “crescono” e non “vengono estratte” dal nostro pianeta, e grazie ad esse è possibile siglare una importante alleanza tra edilizia ed agricoltura, interpretando la natura alla stregua di una fabbrica. In questa prospettiva l’industria edilizia non consumerebbe più suolo per la produzione dei suoi manufatti, ma contribuirebbe a farlo coltivare in maniera corretta, riducendone notevolmente l’impatto in termini di emissioni di CO2 in fase di produzione.

Una fabbrica di questo genere può attivare circoli virtuosi anziché viziosi, sempre che si controlli in modo preventivo che le coltivazioni avvengano con le regole dell’agricoltura biologica, che non si causi l’impoverimento dei suoli utilizzabili per colture alimentari, che i processi di trasformazione delle materie prime ed il trasporto delle stesse e dei prodotti finali non comportino l’impiego di troppa energia, specialmente se quest’ultima proviene da fonti non rinnovabili.

In questo ambito vi sono alcuni materiali naturali che più di altri contribuiscono a migliorare il bilancio dei gas climalteranti e degli altri fattori che stanno minando il futuro del pianeta. Si tratta di specie vegetali “rapidamente” rinnovabili, le quali crescono più velocemente di altre ovvero che, per dirlo in un linguaggio più “tecnico”, sono in grado di rigenerarsi completamente in meno di 10 anni (alcuni anche in meno di un uno).

Tra queste si annoverano bambù, sughero, canapa e paglia. Le ultime due sono ritenute le risorse più significative per lo sviluppo della nuova bioedilizia, in quanto appartengono a specie che crescono praticamente ovunque (riducendo i costi ambientali legati al loro trasporto), impiegano in questo ambito soltanto gli scarti di produzioni alimentari e tessili e sono lavorabili in modo semplice e poco energivoro.

La paglia è considerata un ottimo materiale da costruzione da più di 100 anni e nonostante ciò è considerato un prodotto “di nicchia”, ritenuto ancora poco affidabile.

Per contrastare questa situazione e diffondere questa famiglia di materiali in un mercato edilizio più ampio è necessario introdurre questi materiali nelle pratiche di costruzione legate alla prefabbricazione, la quale deve essere intesa come una strada da percorrere per ottimizzare la qualità degli stessi prodotti edilizi e del processo costruttivo in generale. Questa è una via in grado di far crescere la nuova architettura naturale nella giusta direzione.

Nota:
L’AUTRICE
Beatrice Spirandelli, architetto libero professionista, è membro del Consiglio dei Delegati ANAB e redattrice della rivista “L’architettura naturale”.

Si ringrazia ANAB – Associazione Nazionale Architettura Bioecologica per la gentile collaborazione.

E possibile, dunque, secondo te trovare un connubio tra Energia rinnovabile in Italia e un’architettura naturale?



Facebooktwittergoogle_pluspinterestlinkedinmail